DUBBIO AMLETICO

Oggi mi sono resa conto di quanto il mio mestiere di insegnante sia difficile. Lo sapevo e anche bene ma la lezione di Docimologia seguita oggi al corso di abilitazione (il Pas o altrimenti detto PASsione) mi ha fatto riflettere su quante volte ho valutato soggettivamente e non oggettivamente un allievo. Troppe variabili in atto molte volte non permettono una valutazione olistica (parolone del quale mi compiaccio per dire generale) obiettiva. Sinceramente mi sono fatta un severo esame di coscienza e, nonostante la stanchezza infinita e i miei neuroni ormai più simili a criceti in pensione, sono giunta alla conclusione che spesso il comportamento di quei dolci pargoli dei miei allievi forse incide talora sulle loro valutazioni. Tuttavia se applicassi pedissequamente i criteri di valutazione quali (griglie, tabelle, rubriche, definizioni a priori degli obiettivi ed effettivo svolgimento) non so quanti avrebbero risultati soddisfacenti. Quindi il dubbio rimane meglio essere rigidamente oggettivi o  talora soggettivi ma più morbidi? Forse in medio stat virtus e ai posteri o meglio ai discenti l’ardua sentenza…

Racconti anagrammatici

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Nell’ambito del percorso di abilitazione all’insegnamento che sto affrontando che definirei di PASsione, una lezione di didattica della letteratura prevedeva la scrittura di raccontini anagrammatici sotto uno pseudonimo ricavato da nome e cognome. Un alter ego di foscoliana memoria, un personaggio letterario con cui costruire storie e racconti. Qundi, d’ora in poi, chiamatemi EDERINA TIFROCA.

Genova per me

http://youtu.be/Ah1hiqgCDZI
È da ieri sera che le immagini di Genova ferita, infangata e sopraffatta dalla violenza dell’acqua e del fango mi fanno male nel profondo del cuore. Genova per me, parafrasando Conte, é la città della mia giovinezza, degli anni spensierati trascorsi all’ Università, delle ansie e delle gioie per gli esami, dei treni presi di corsa dalla stazione Principe per tornare a casa dopo le lezioni. Genova, per me che sono piemontese, voleva dire alzarsi la mattina alle sei con la nebbia, prendere il treno e arrivare a Principe e vedere il sole. Non posso vedere la città che ho amato di più e che amo tutt’ora ridotta così. Per cercare di sopportare la visione di Genova in questi giorni mi devo ricordare cos’é Genova per me e sono sicura che tornerà la Genova di sempre, piena di contraddizioni che tanto me la fanno amare.
Quindi, prima di addormentarmi, mi regalo le immagini della mia Genova: la focaccia comprata nei carugi e mangiata sulla panchina del porto mentre guardo il mare, i bar di via Balbi dove ho fatto colazione mille volte, l’ingresso della facoltà di Lettere, le canzoni di De Andrè, lo shopping in via xx settembre, il tramonto a Boccadasse, le attese alla stazione di Principe, le serate trascorse in compagnia degli amici a mangiare pesce al Porto Antico, il panorama di spianata Castelletto, il profumo dei libri mentre studiavo alla Biblioteca dell’Attore, la magia delle luci alla sera, il sapore di un bacio inaspettato mentre guardo il mare. Questa é Genova per me

Una favola d’amore

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C’era una volta una principessa triste che non riusciva a trovare l’amore anche perché non credeva che l’amore potesse esistere per lei. Una sera, la principessa triste decise di andare via dal suo regno immerso nella nebbia e di viaggiare per altri regni. Giunse in un regno dove le colline disegnavano i confini fino al mare e cambiavano colore a seconda delle stagioni. Decise di fermarsi li qualche giorno. Le persone che abitavano quel regno parlavano la lingua di Dante e, ovunque guardasse, la principessa triste vedeva colori, sentiva profumi mai visti prima…ma l’Amore non aveva ancora toccato la sua anima. La sera prima di partire, venne invitata dai signori del Castello dei Monti Catini ad una festa nel giardino del palazzo. La principessa triste decise di andare, entrò nel giardino e si mise a sedere su una panchina per osservare le persone che entravano e ballavano. La principessa triste si sentiva sola e spaesata ma ad un tratto vide un cavaliere nella penombra, alto e di bell’aspetto che la fissava e parlava con un altro messere. La principessa triste senti un tuffo nel cuore e la testa girare…..cosa le stava accadendo? Decise di alzarsi…..(continua)

Vaghe stelle dell’Orsa – Leopardi a scuola

Ai miei studenti delle medie non spiego mai un Leopardi intriso di luoghi comuni e non lo dipingo mai come un reietto con la gobba. Sono stata a Recanati e cerco di trasmettere loro le emozioni che ho provato entrando nella biblioteca dove lui ha studiato e camminando sulle strade che ha percorso. I miei studenti delle medie di sicuro non andranno alle superiori pensando che Leopardi fosse uno sfigato brutto e ingobbito..☺

Aspasia

Una professoressa deve cambiare scuola e lasciare – dopo 4 anni insieme – la sua IV liceo proprio nell’anno più importante: l’ultimo, l’anno della maturità. L’anno in cui si studia, si legge, si ama Leopardi. Cosa dovrebbe dire questa professoressa salutando i suoi alunni? Molte cose e tutte importanti. Ma fra tutte sente forte una responsabilità, urgente: dare un piccolo contributo per restituire a Leopardi una consistenza reale, di uomo vero, che sa ridere, divertirtisi, che prova rabbia e sa amare fortemente. Provare a rendergli quella verità umana che troppe volte gli viene sottratta dagli impietosi ritratti scolastici che ne fanno il “poeta depresso del pessimismo cosmico”.

Nella cuore della lettera di saluto ai ragazzi – tra ricordi condivisi, riflessioni e raccomandazioni – si sono così fatti largo dei testi assenti dai libri di scuola. Un piccolo e speranzoso viatico per leggere Leopardi con occhi più veri.

(…) In V…

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